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martedì 18 aprile 2017

Il mio personale amarcord sul Movimento 5 Stelle... oramai sempre meno ribelle sempre più allineato [Prima Parte]

Ripercorro, in questo resoconto tratto dai miei ricordi personali, il mio trascorso nel Movimento 5 Stelle e di come questo appaia irrimediabilmente cambiato ai miei occhi.

Nel 2010 mi iscrivevo ufficialmente al Neo-movimento di Beppe Grillo denominato "Movimento 5 Stelle", erano gli anni forse più bui di questo Paese, di una rinnovata corruzione ancora più profonda (non che ora sia passata, ma rispetto a prima...) e di un crescente bisogno collettivo di giustizia e legalità, ma soprattutto di uguaglianza.
La mia scelta, più che ponderata, poggiava le basi su una profonda delusione di cittadino da parte di tutti i partiti tradizionali, tanto di destra quanto di sinistra che nel corso delle legislature precedenti si erano avvicendante, ognuno dando dimostrazione di manifesta incapacità. Ancora una volta i partiti tradizionali sfoggiavano tutta la loro proverbiale impasse di fronte a problemi sociali nazionali, manifestando quella che allora immaginavo, al pari di molti altri, un'inettitudine congenita della classe politica (più tardi comprenderò come ogni ordine derivi da un caos quasi sempre intenzionalmente voluto affinchè chi lo provoca possa poi assurgere a nuovo restauratore).
Una scelta, la mia, che traeva le proprie origini da un percorso intrapreso verso la fine del 2003 e che mi condusse, nel 2005, ad aderire a quello che potrebbe essere definito come il primo esperimento sociale dell'ex comico Beppe Grillo.
Per chi lo ricordasse, il 2005 fu un anno ricco di particolari avvenimenti, tra cui l'assoluzione di Giulio Andreotti in Cassazione per intervenuta prescrizione, lo scandalo Bankitalia, il processo Tanzi per il caso Parmalat, della riforma delle tasse. In quell'anno però, nacque anche l'antesignano del Movimento 5 Stelle, ma che all'epoca era noto come "Movimento Amici di Beppe Grillo". Aderì con entusiasmo a questo nuovo Movimento, da poco presente anche nella mia città, Reggio Calabria, iscrivendomi al Meetup "Grilli Reggini". Il motivo? per dirla similmente ad un famoso slogan dello stesso Movimento "non perché io la pensi come Grillo, ma perché è lui a pensarla come me".
Così mi apprestavo ad addentrarmi per la prima volta, timidamente ma con grande fervore, nel mondo politico, per me sconosciuto, compiendo il mio personale primo passo verso la politica a 5 Stelle.
All'epoca non potevo certo definirmi un attivista, ma come simpatizzante aderii spesso attivamente alle numerose raccolte firme promosse da veri attivisti, sposando tante delle battaglie sociali del Movimento di quegli anni, che a Reggio erano guidate da un giovanissimo Antonino Monteleone, oggi affermato giornalista di La7. Di anno in anno, tra vicissitudini, scismi, disaccordi e attività sul territorio, il Meetup continuava a far parlare di se attraverso numerose iniziative sul territorio. All'epoca, però, si puntava su qualcosa di particolarmente interessante e, a mio avviso, vincente. Gino e Angela, fondatori dell'associazione "Combattivamente", che aveva anche dato il nome al Meetup di Reggio, avevano intuito l'importanza che la ricostruzione del retaggio storico ha nella formazione della cultura sociale. Noi meridionali abbiamo un passato che possiamo definire glorioso a partire dalla tanto declamata Magna Grecia e fino alle poco note vicende risorgimentali (guai se sapessimo...). Purtroppo, la nostra mancanza di conoscenza nel merito, la nostra ignoranza, ha fornito un solido alibi per alimentare falsi e denigratori luoghi comuni riferiti alla nostra presunta fannulloneria, all'ignoranza e alla dubbia onestà.
Purtroppo in alcuni casi ciò ha trovato conferma nei fatti di cronaca, ma ciò non toglie che le cause scatenanti non appartengano alla nostra terra ne tanto meno alla nostra cultura. Ma questa è un'altra storia.
Tornando con nostalgia agli avvenimenti di quegli anni, il Meetup Combattivamente era consueto organizzare uscite didattiche come questa:



Tra i tanti amici di quegli anni che ricordo con affetto, oltre Gino e Angela, anche Pietro, il già citato professore Spinelli e una giovanissima Dalila Nesci che all'epoca ricordo con simpatia trascorrere le riunioni verbalizzandone i contenuti su di un portatile, nella sede provvisoria di Via XXI Agosto, vicino Piazza Carmine.
Questo era lo spirito che animava le riunioni di quegli anni, un impegno incentrato prima di tutto sulla socialità, sul'indispensabile recupero culturale del proprio retaggio, ma anche di una politica socialmente attiva, che partiva davvero dal basso e si rivolgeva all'elettorato attivo attraverso gli stessi elettori; come dire: dal cittadino verso il cittadino.
D'altronde, se non sappiamo chi siamo, quale sia il nostro retaggio, se non abbiamo idea di avere una propria cultura e disconosciamo le nostre origini, come faremo a scegliere con la giusta forza e  l'opportuna veemenza quala direzione intendiamo seguire e perché?
Il lavoro di Gino ed Angela di quegli anni è stato, secondo il mio punto di vista, meritevole e meritorio in quanto mirava a riaggregare, mediante la cultura propria del territorio, le varie fasce sociali di una città che non stento a definire "socialmente atomizzata", allora come oggi sminuzzata, frammentata fino all'inverosimile, intenzionalmente portata ad una condizione reietta dai soliti incapaci "Capò" riggitani i quali, approfittando dell'ignoranza generale e alimentando tale frammentazione, riescono paradossalmente ad assurgere al rango di guida, di condottiero, di riferimento sociale.
In ogni caso, questo periodo di tentata rinascita sociale finì con il cambio al vertice dei responsabili del Meetup, persone con altre idee nelle quali non mi identificavo più.

La guerra dei Meetup
Con l'ingresso di un direttivo molto più pragmatico e "politico" iniziai a notare una crescente voglia di protagonismo, la ferrea volontà di assurgere e raccogliere consensi al fine di emergere e distinguersi sopra gli altri. Una visione legittimamente umana che però smentisce la filosofia secondo cui "ognuno vale uno". Nel 2013 fondai, insieme ad altri, un secondo Meetup che aveva come prerogativa rilanciare il Movimento 5 Stelle a Reggio Calabria. Con il senno di poi comprendo come la bella strada tracciata da Gino ed Angela, così contornata di aggregazione sociale, dove la mera attività politica lasciava spazio alla più produttiva e proficua attività sociale, scevra da ideologie partitiche ma permeata di storia e cultura patria, il cui retaggio locale la faceva apparire così vicina al cittadino, e di cui noialtri abbiamo dimostrato più volte di avere tanto bisogno, non era più percorribile per carenza di presupposti.
A livello nazionale il Movimento 5 Stelle era divenuto nel frattempo un partito a tutti gli effetti (checché ne abbia detto al riguardo Grillo); ed un partito ha solo uno scopo: vincere le elezioni! 
Tra il 24 ed il 25 febbraio 2013 si tennero le elezioni politiche, in quei giorni i Meetup reggini, che nel frattempo erano arrivati a quattro, tra beghe e stillicidi tipicamente nostrani (coerentemente con la storiella reggina della capra e del vicino) si unirono per soddisfare il comune interesse: fare campagna elettorale al Movimento. Gli attivisti, chi più chi meno, in quell'occasione dimostrarono una certa maturità, tutt'altro disinteressata, nel concretizzare il concetto del "divisi si perde, uniti si vince".


I preparativi si susseguirono con grande impegno collettivo e, arrivati al 1 febbraio 2013, anche io ebbi modo di partecipare da attivista.
Personalmente fu la mia prima esperienza da un palco ed ebbi modo di riscontrare in modo diretto e inequivocabile quanto possa essere difficile parlare ad un pubblico quando si è particolarmente emotivi (😁😂la cazzata che ho detto su Regina Coeli al posto di Scala Coeli, rappresenta una pietra miliare in tal senso 😁😂).

Dal 2013 ad oggi
Inutile ricordarlo dal momento che la cosa è risaputa; il Movimento 5 Stelle vinse le politiche del 2013 confermandosi primo partito e intraprendendo così il proprio percorso politico costellato delle prime ingenuità dei propri rappresentanti, sintomo di manifesta quanto giustificabile inesperienza, dal momento che erano stati tutti eletti per la prima volta.
Cosa diversa accadde qui, a Reggio Calabria dove si tornò ben presto alle ataviche fratture riconducibili, secondo la mia personale opinione, ad una sorta di sindrome da prima donna, più che a sostanziali divergenze concettuali.
Il complesso da "Prima Donna", condiziona pesantemente la mentalità politica della quasi totalità dei candidati e cresce esponenzialmente all'avvicinarsi delle elezioni, a prescindere dall'ordine e grado delle stesse.
Tale sindrome, prescinderebbe inoltre dallo schieramento politico di appartenenza del candidato, dal memento che è piuttosto riconducibile alla soggettiva e incrollabile volontà di affermazione personale dello stesso. Una mentalità, tipica dello sfigato/disoccupato, concettualmente "semplice" ma nel contempo egoista, tipica del popolino interessato soltanto alla propria, misera, affermazione egoistica, di quella risma di individui che volta si parcheggiavano nelle facoltà universitarie aspettando chissà cosa. Questa risma sociale, che appare in continua crescita a causa degli attuali stereotipi culturali (se così è possibile definirli), cerca la propria affermazione professionale principalmente in quelle professioni che offrirebbero un alto riscontro tanto sociale quanto economico, identificando erroneamente l'attività politica, come fonte di reddito. In tal modo riaffermano il concetto distorto di carriera politica quale opportunità, congrua, di lavoro.
Nella ressa delle elezioni comunali 2014 per la corsa allo scranno del Sindaco di Reggio Calabria, accanto a disinteressati cittadini volenterosi di cambiare "le cose" si accostavano pertanto, tanto all'interno del Movimento quanto da ogni altra parte, attivisti volenterosi di calcare le scene della politica nostrana all'unico scopo di costruire una certa e proficua carriera. Nel calderone dei volenterosi aspiranti politici, è doveroso dirlo, mi immersi anche io seppure non superai nemmeno la primissima fase dello "sbarramento".
L'esperienza non fu per nulla fallimentare, anzi, questa esperienza diretta, unitamente a quanto ebbi modo di notare nei comportamenti degli altri "colleghi", mi offrì l'impagabile l'opportunità di maturare la mia personalissima idea circa l'attuale società reggina, che poi rispecchia sotto tanti aspetti quella italiana. Ma non solo.
Mi convinsi sempre più dell'inutilità del rappresentante politico, quando questo è lasciato nella piena libertà di operare a suo insindacabile giudizio.
Se il cittadino fosse consapevole che la politica funziona nell'interesse del popolo, soltanto quando il popolo si interessa attivamente della politica, stando letteralmente col fiato sul collo dei propri rappresentanti, se noialtri curassimo cioè attivamente i nostri interessi collettivi, se fossimo consapevoli, quindi informati, di quanto accade in ambito politico, economico, sociale, e fossimo pronti e senza alcun indugio ad intervenisse attivamente e con forza nel merito di ogni determinazione intrapresa dai propri rappresentanti politici, ostacolando attivamente ogni loro tentativo di sottomissione e di defraudazione ai danni della nostra dignità; allora credo proprio che sarebbe perfettamente irrilevante quale partito fosse alla guida della città e, in un senso più ampio, del Paese; dal momento che ogni azione posta in essere dai nostri rappresentanti, che fosse volta a sottomettere, sminuire, umiliare la nostra dignità ed il nostro diritto di Cittadino, verrebbe prontamente respinta, condannata e annientata. Lo stesso dicasi per l'incauto proponente.
Ma ciò appare chiaramente, almeno fino ad oggi, un'utopia che potrebbe forse divenire realtà un giorno, a patto che si inizi a lavorare fin da subito (prima non è possibile) sulla mentalità delle attuali e soprattutto delle nuove generazioni.
Tornando al M5S, ebbi modo di apprezzare come questo, nel corso della campagna elettorale delle comunali 2014, non si fosse per nulla distinto nelle azioni rispetto gli altri concorrenti politici, cincischiando e blaterando in modo populista le stesse cose degli altri partiti.
Tuttavia ascrivevo tale incapacità non al Movimento in se stesso, ma piuttosto ai candidati che lo componevano e che, giustamente, alle elezioni presero un numero di voti che qualcuno, ironicamente ma a ragione, definì "da prefisso telefonico".

FINE PRIMA PARTE

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