Show Radio_Alla ricerca della Consapevolezza

martedì 11 luglio 2017

Reggio Nel Terzo Millennio - puntata del 6 luglio 2017. Immigrazione e Alzheimer


Ospite a Radio Antenna Febea, nella trasmissione dell'amico Tonino Massara "Reggio Nel Terzo Millennio", mi viene offerta l'ennesima opportunità di esprimermi liberamente in merito all'attualissima questione circa l'immigrazione selvaggia che oramai da tempo sta opprimendo il nostro paese su disposizione di questa Europa oligarchico-liberista, e particolarmente insofferente nei confronti del popolo italiano. Come al solito, non perdo occasione ed esprimo il mio personalissimo pensiero indipendente sull'argomento, riconducendo tutto a ciò che, secondo me, è la vera carenza sociale da cui tutto scaturisce: la consapevolezza diffusa.

giovedì 1 giugno 2017

Senza Consapevolezza non vi è libertà: Intervista a Roberto Cortelli

Il Sistema ci plasma secondo il proprio volere, condizionandoci a nostra insaputa? Lo fa, per giunta, illudendoci di essere liberi.

Sulla base di tali considerazioni, il 20 maggio, ho realizzato questa intervista insieme a Roberto Cortelli. Libero ricercatore che da anni scrive libri per risvegliare le coscienze.

Da sempre resto dell’idea che il caso non esiste, ovvero noi altri, impelagati in questa realtà, già di per se incentrata sull’esasperazione dei nostri cinque sensi, ne acuiamo ancor di più il materialismo affidandoci unicamente agli indottrinamenti di un sistema che vuole confermare costantemente il proprio dominio a nostro danno; tanto è vero che tutto ciò che ci viene inculcato è incentrato sull’inganno e la sottomissione. Nella mia spasmodica ricerca, mossa in modo quasi irrazionale da una costante insoddisfazione di tale realtà, mi ha portato a conoscere l’autore del libro “Scusate”. Roberto Cortelli. Con il quale è realizzato un’interessante intervista della quale pubblico il link a fine articolo.

La locandina dell'Intervista

Roberto condivide in questa intervista la propria esperienza, la cui svolta avviene anni fa quando visse la meravigliosa esperienza di divenire padre. Da quel momento in poi sente di dover fare "qualcosa di utile". Inizia il suo percorso interiore che racconta in quello che definisce "Trilogia del Movimento", una sorta di percorso di consapevolezza, durato anni, che porta alla nascita di una persona nuova, con altri obiettivi tra i quali spicca la ricerca della consapevolezza.
Tra i suoi libri "Scusate" un lavoro editoriale di profonda autocritica e rivolto alle nuove generazioni; una denuncia aperta contro il costante processo di distruzione degli equilibri di questo pianeta tutt'ora in corso. Nel suo lavoro Cortelli sottolinea la necessità di cambiare direzione orientandosi verso una direzione consapevole, senza la quale non sarà possibile proseguire il percorso di vita.
Ciò però può essere possibile soltanto prendendo atto degli inganni orditi nei nostri confronti da un sistema che si basa sulla menzogna, proprio perché l'inganno è alla base della propria sopravvivenza. Bisogna smettere di raccontarsi delle favole, la gente deve iniziare a farsi delle domande e soprattutto a cercare delle risposte, la dove il Sistema no ne fornisce, o laddove da risposte finalizzate unicamente alla propria sopravvivenza.
Durante l’intervista ho chiesto a Roberto:
Si può uscire da questo Sistema, da questa Matrix?

"Si, è chiaro che è un lavoro estremamente impegnativo ed estremamente di ricerca fatto su se stessi. Dentro di noi ogni essere umano ha tutte le risposte e tutte le soluzioni per poter migliorare la propria qualità della vita ..."

In una visione d’insieme, mi ha raccontato Roberto, se questo miglioramento si verifica per il singolo, nella collettività si percepisce ad un livello molto più ampio, un pò come se fosse la sommatoria di ogni singolo benessere. (ed ecco che ripenso, mentre ascolto le sue parole al concetto tribale dell’Ubuntu).
Scoprire gli inganni esistenti è il primo passo, portarli all'evidenza pubblica - condividerli - è il secondo.
La soluzione quindi esiste, ma può essere possibile soltanto se ognuno di noi, consapevole di essere parte integrante di un sistema di insieme, una coscienza collettiva che, grazie alle singole scelte, si rafforza costantemente per giungere ad una consapevolezza d'insieme.

Clicca qui per ascoltare l’intervista integrale

martedì 18 aprile 2017

Il mio personale amarcord sul Movimento 5 Stelle... oramai sempre meno ribelle sempre più allineato [Prima Parte]

Ripercorro, in questo resoconto tratto dai miei ricordi personali, il mio trascorso nel Movimento 5 Stelle e di come questo appaia irrimediabilmente cambiato ai miei occhi.

Nel 2010 mi iscrivevo ufficialmente al Neo-movimento di Beppe Grillo denominato "Movimento 5 Stelle", erano gli anni forse più bui di questo Paese, di una rinnovata corruzione ancora più profonda (non che ora sia passata, ma rispetto a prima...) e di un crescente bisogno collettivo di giustizia e legalità, ma soprattutto di uguaglianza.
La mia scelta, più che ponderata, poggiava le basi su una profonda delusione di cittadino da parte di tutti i partiti tradizionali, tanto di destra quanto di sinistra che nel corso delle legislature precedenti si erano avvicendante, ognuno dando dimostrazione di manifesta incapacità. Ancora una volta i partiti tradizionali sfoggiavano tutta la loro proverbiale impasse di fronte a problemi sociali nazionali, manifestando quella che allora immaginavo, al pari di molti altri, un'inettitudine congenita della classe politica (più tardi comprenderò come ogni ordine derivi da un caos quasi sempre intenzionalmente voluto affinchè chi lo provoca possa poi assurgere a nuovo restauratore).
Una scelta, la mia, che traeva le proprie origini da un percorso intrapreso verso la fine del 2003 e che mi condusse, nel 2005, ad aderire a quello che potrebbe essere definito come il primo esperimento sociale dell'ex comico Beppe Grillo.
Per chi lo ricordasse, il 2005 fu un anno ricco di particolari avvenimenti, tra cui l'assoluzione di Giulio Andreotti in Cassazione per intervenuta prescrizione, lo scandalo Bankitalia, il processo Tanzi per il caso Parmalat, della riforma delle tasse. In quell'anno però, nacque anche l'antesignano del Movimento 5 Stelle, ma che all'epoca era noto come "Movimento Amici di Beppe Grillo". Aderì con entusiasmo a questo nuovo Movimento, da poco presente anche nella mia città, Reggio Calabria, iscrivendomi al Meetup "Grilli Reggini". Il motivo? per dirla similmente ad un famoso slogan dello stesso Movimento "non perché io la pensi come Grillo, ma perché è lui a pensarla come me".
Così mi apprestavo ad addentrarmi per la prima volta, timidamente ma con grande fervore, nel mondo politico, per me sconosciuto, compiendo il mio personale primo passo verso la politica a 5 Stelle.
All'epoca non potevo certo definirmi un attivista, ma come simpatizzante aderii spesso attivamente alle numerose raccolte firme promosse da veri attivisti, sposando tante delle battaglie sociali del Movimento di quegli anni, che a Reggio erano guidate da un giovanissimo Antonino Monteleone, oggi affermato giornalista di La7. Di anno in anno, tra vicissitudini, scismi, disaccordi e attività sul territorio, il Meetup continuava a far parlare di se attraverso numerose iniziative sul territorio. All'epoca, però, si puntava su qualcosa di particolarmente interessante e, a mio avviso, vincente. Gino e Angela, fondatori dell'associazione "Combattivamente", che aveva anche dato il nome al Meetup di Reggio, avevano intuito l'importanza che la ricostruzione del retaggio storico ha nella formazione della cultura sociale. Noi meridionali abbiamo un passato che possiamo definire glorioso a partire dalla tanto declamata Magna Grecia e fino alle poco note vicende risorgimentali (guai se sapessimo...). Purtroppo, la nostra mancanza di conoscenza nel merito, la nostra ignoranza, ha fornito un solido alibi per alimentare falsi e denigratori luoghi comuni riferiti alla nostra presunta fannulloneria, all'ignoranza e alla dubbia onestà.
Purtroppo in alcuni casi ciò ha trovato conferma nei fatti di cronaca, ma ciò non toglie che le cause scatenanti non appartengano alla nostra terra ne tanto meno alla nostra cultura. Ma questa è un'altra storia.
Tornando con nostalgia agli avvenimenti di quegli anni, il Meetup Combattivamente era consueto organizzare uscite didattiche come questa:



Tra i tanti amici di quegli anni che ricordo con affetto, oltre Gino e Angela, anche Pietro, il già citato professore Spinelli e una giovanissima Dalila Nesci che all'epoca ricordo con simpatia trascorrere le riunioni verbalizzandone i contenuti su di un portatile, nella sede provvisoria di Via XXI Agosto, vicino Piazza Carmine.
Questo era lo spirito che animava le riunioni di quegli anni, un impegno incentrato prima di tutto sulla socialità, sul'indispensabile recupero culturale del proprio retaggio, ma anche di una politica socialmente attiva, che partiva davvero dal basso e si rivolgeva all'elettorato attivo attraverso gli stessi elettori; come dire: dal cittadino verso il cittadino.
D'altronde, se non sappiamo chi siamo, quale sia il nostro retaggio, se non abbiamo idea di avere una propria cultura e disconosciamo le nostre origini, come faremo a scegliere con la giusta forza e  l'opportuna veemenza quala direzione intendiamo seguire e perché?
Il lavoro di Gino ed Angela di quegli anni è stato, secondo il mio punto di vista, meritevole e meritorio in quanto mirava a riaggregare, mediante la cultura propria del territorio, le varie fasce sociali di una città che non stento a definire "socialmente atomizzata", allora come oggi sminuzzata, frammentata fino all'inverosimile, intenzionalmente portata ad una condizione reietta dai soliti incapaci "Capò" riggitani i quali, approfittando dell'ignoranza generale e alimentando tale frammentazione, riescono paradossalmente ad assurgere al rango di guida, di condottiero, di riferimento sociale.
In ogni caso, questo periodo di tentata rinascita sociale finì con il cambio al vertice dei responsabili del Meetup, persone con altre idee nelle quali non mi identificavo più.

La guerra dei Meetup
Con l'ingresso di un direttivo molto più pragmatico e "politico" iniziai a notare una crescente voglia di protagonismo, la ferrea volontà di assurgere e raccogliere consensi al fine di emergere e distinguersi sopra gli altri. Una visione legittimamente umana che però smentisce la filosofia secondo cui "ognuno vale uno". Nel 2013 fondai, insieme ad altri, un secondo Meetup che aveva come prerogativa rilanciare il Movimento 5 Stelle a Reggio Calabria. Con il senno di poi comprendo come la bella strada tracciata da Gino ed Angela, così contornata di aggregazione sociale, dove la mera attività politica lasciava spazio alla più produttiva e proficua attività sociale, scevra da ideologie partitiche ma permeata di storia e cultura patria, il cui retaggio locale la faceva apparire così vicina al cittadino, e di cui noialtri abbiamo dimostrato più volte di avere tanto bisogno, non era più percorribile per carenza di presupposti.
A livello nazionale il Movimento 5 Stelle era divenuto nel frattempo un partito a tutti gli effetti (checché ne abbia detto al riguardo Grillo); ed un partito ha solo uno scopo: vincere le elezioni! 
Tra il 24 ed il 25 febbraio 2013 si tennero le elezioni politiche, in quei giorni i Meetup reggini, che nel frattempo erano arrivati a quattro, tra beghe e stillicidi tipicamente nostrani (coerentemente con la storiella reggina della capra e del vicino) si unirono per soddisfare il comune interesse: fare campagna elettorale al Movimento. Gli attivisti, chi più chi meno, in quell'occasione dimostrarono una certa maturità, tutt'altro disinteressata, nel concretizzare il concetto del "divisi si perde, uniti si vince".


I preparativi si susseguirono con grande impegno collettivo e, arrivati al 1 febbraio 2013, anche io ebbi modo di partecipare da attivista.
Personalmente fu la mia prima esperienza da un palco ed ebbi modo di riscontrare in modo diretto e inequivocabile quanto possa essere difficile parlare ad un pubblico quando si è particolarmente emotivi (😁😂la cazzata che ho detto su Regina Coeli al posto di Scala Coeli, rappresenta una pietra miliare in tal senso 😁😂).

Dal 2013 ad oggi
Inutile ricordarlo dal momento che la cosa è risaputa; il Movimento 5 Stelle vinse le politiche del 2013 confermandosi primo partito e intraprendendo così il proprio percorso politico costellato delle prime ingenuità dei propri rappresentanti, sintomo di manifesta quanto giustificabile inesperienza, dal momento che erano stati tutti eletti per la prima volta.
Cosa diversa accadde qui, a Reggio Calabria dove si tornò ben presto alle ataviche fratture riconducibili, secondo la mia personale opinione, ad una sorta di sindrome da prima donna, più che a sostanziali divergenze concettuali.
Il complesso da "Prima Donna", condiziona pesantemente la mentalità politica della quasi totalità dei candidati e cresce esponenzialmente all'avvicinarsi delle elezioni, a prescindere dall'ordine e grado delle stesse.
Tale sindrome, prescinderebbe inoltre dallo schieramento politico di appartenenza del candidato, dal memento che è piuttosto riconducibile alla soggettiva e incrollabile volontà di affermazione personale dello stesso. Una mentalità, tipica dello sfigato/disoccupato, concettualmente "semplice" ma nel contempo egoista, tipica del popolino interessato soltanto alla propria, misera, affermazione egoistica, di quella risma di individui che volta si parcheggiavano nelle facoltà universitarie aspettando chissà cosa. Questa risma sociale, che appare in continua crescita a causa degli attuali stereotipi culturali (se così è possibile definirli), cerca la propria affermazione professionale principalmente in quelle professioni che offrirebbero un alto riscontro tanto sociale quanto economico, identificando erroneamente l'attività politica, come fonte di reddito. In tal modo riaffermano il concetto distorto di carriera politica quale opportunità, congrua, di lavoro.
Nella ressa delle elezioni comunali 2014 per la corsa allo scranno del Sindaco di Reggio Calabria, accanto a disinteressati cittadini volenterosi di cambiare "le cose" si accostavano pertanto, tanto all'interno del Movimento quanto da ogni altra parte, attivisti volenterosi di calcare le scene della politica nostrana all'unico scopo di costruire una certa e proficua carriera. Nel calderone dei volenterosi aspiranti politici, è doveroso dirlo, mi immersi anche io seppure non superai nemmeno la primissima fase dello "sbarramento".
L'esperienza non fu per nulla fallimentare, anzi, questa esperienza diretta, unitamente a quanto ebbi modo di notare nei comportamenti degli altri "colleghi", mi offrì l'impagabile l'opportunità di maturare la mia personalissima idea circa l'attuale società reggina, che poi rispecchia sotto tanti aspetti quella italiana. Ma non solo.
Mi convinsi sempre più dell'inutilità del rappresentante politico, quando questo è lasciato nella piena libertà di operare a suo insindacabile giudizio.
Se il cittadino fosse consapevole che la politica funziona nell'interesse del popolo, soltanto quando il popolo si interessa attivamente della politica, stando letteralmente col fiato sul collo dei propri rappresentanti, se noialtri curassimo cioè attivamente i nostri interessi collettivi, se fossimo consapevoli, quindi informati, di quanto accade in ambito politico, economico, sociale, e fossimo pronti e senza alcun indugio ad intervenisse attivamente e con forza nel merito di ogni determinazione intrapresa dai propri rappresentanti politici, ostacolando attivamente ogni loro tentativo di sottomissione e di defraudazione ai danni della nostra dignità; allora credo proprio che sarebbe perfettamente irrilevante quale partito fosse alla guida della città e, in un senso più ampio, del Paese; dal momento che ogni azione posta in essere dai nostri rappresentanti, che fosse volta a sottomettere, sminuire, umiliare la nostra dignità ed il nostro diritto di Cittadino, verrebbe prontamente respinta, condannata e annientata. Lo stesso dicasi per l'incauto proponente.
Ma ciò appare chiaramente, almeno fino ad oggi, un'utopia che potrebbe forse divenire realtà un giorno, a patto che si inizi a lavorare fin da subito (prima non è possibile) sulla mentalità delle attuali e soprattutto delle nuove generazioni.
Tornando al M5S, ebbi modo di apprezzare come questo, nel corso della campagna elettorale delle comunali 2014, non si fosse per nulla distinto nelle azioni rispetto gli altri concorrenti politici, cincischiando e blaterando in modo populista le stesse cose degli altri partiti.
Tuttavia ascrivevo tale incapacità non al Movimento in se stesso, ma piuttosto ai candidati che lo componevano e che, giustamente, alle elezioni presero un numero di voti che qualcuno, ironicamente ma a ragione, definì "da prefisso telefonico".

FINE PRIMA PARTE

domenica 8 gennaio 2017

Ecco come la pensa davvero l'ALDE sul Movimento 5 Stelle: la lettera che...

Il video di Messora - Byoblu - è oltremodo esplicito. Non riesco a comprendere come Grillo possa soltanto immaginare di accostarsi ad uno schieramento estremamente europeista che già, nel 2014 aveva sbattuto la porta in faccia al M5S perchè i punti programmatici erano incompatibili.
Grillo non faccia l'errore che ha evitato nel 2013 quanto non si alleò con Bersani, avrebbe significato perdere l'indipendenza che caratterizza questo Movimento fuori dagli schemi. Io ho votato per restare con l'attuale schieramento.
Beppe non importa essere dalla parte del più forte, importa la coerenza prima di tutto.

martedì 1 novembre 2016

Perchè voterò NO al Referendum del 4 dicembre 2016

Si avvicina la data del referendum anche se ancora regna molta confusione su cosa si stia andando a decidere. In questo breve articolo espongo uno studio condotto personalmente al fine di poter comprendere meglio la situazione.

La proposta per la quale siamo chiamati ad esprimersi è sostanzialmente l’eliminazione del bicameralismo perfetto, con la modifica strutturale e funzionale del Senato:
  • Il numero dei senatori scende da 315 a 100 (5 verranno nominati dal Presidente della Repubblica, 74 consiglieri regionali e 21 sindaci) e le loro funzioni legislative saranno limitate a riforme e leggi costituzionali; sulle leggi ordinarie potrà esprimere solo un parere, che non sarà comunque vincolante per la Camera, che diventa l’unica ala del Parlamento che può dare o togliere la fiducia al Governo; 
  • La riforma priva le Regioni, dove ancora si applicherebbe l’elezione di Presidente e Consiglio Regionale da parte dei cittadini, delle materie strategiche riattribuendole allo Stato, ciò contro la previsione costituzionale del decentramento amministrativo che, va ricordato, è uno dei principi fondanti della Repubblica Italiana secondo il quale i padri costituenti avevano stabilito il principio della distribuzione dei poteri e delle funzioni tra i vari soggetti e gli organi dell’amministrazione pubblica;
  • Nella proposta referendaria la Camera, su iniziativa dell’Esecutivo, può approvare leggi che riguardano temi che in teoria sarebbero di competenza delle Regioni qualora si ritenga che queste rientrino nell'interesse nazionale;
  • Il testo prevede cambiamenti per la nomina dei giudici della Corte Costituzionale (non saranno più eletti dalle Camere in seduta comune, ma tre saranno scelti dalla Camera e due dal Senato) e del Presidente della Repubblica (sono necessari i 2/3 dei componenti nei primi tre scrutini, 3/5 dei componenti dal quarto al sesto scrutinio e 2/5 dei votanti dal settimo scrutinio);
  • Con l’approvazione della riforma alle attuali Province si sostituirebbero le Aree Vaste e le Città Metropolitane. Infatti la legge Delrio le ha svuotate di funzioni e poteri ma solo con una modifica del titolo V della Costituzione, che attualmente prevede che ciò sia possibile solo per decisione popolare, queste verranno effettivamente cancellate. 

Importante sottolineare che proprio la legge Delrio ci ha dato in anteprima un assaggio di quella che è la linea, il percorso politico, scelto dall’attuale governo. La legge Delrio ha trasformato le Province in enti di secondo livello, eliminando così la volontà popolare nell’elezione diretta del Presidente ma sono sindaci e consiglieri comunali dei Comuni che fanno parte del territorio provinciale, ora chiamato Area Vasta o Città Metropolitana, a sceglierne i rappresentanti.


(ma poi mi chiedo: sull’abolizione delle Province è stato chiesto agli italiani di pronunciarsi, ma nessuno si è preoccupato di chiedere loro se volevassero l’istituzione di Aree Vaste e città Metropolitane, per giunta senza che nell’elezione dei rappresentanti fosse prevista la partecipazione popolare?)


Fine del bicameralismo: si dice addio ad un sistema che non consentiva facilmente colpi di mano in quanto le proposte andavano discusse, ridiscusse e corrette. Ideato proprio all'indomani della disastrosa esperienza di regime, i padri costituenti intesero equilibrare il sistema decisionale del Parlamento, inserendo appositamente due Camere al fine di rallentare e quindi mitigare eventuali impeti impulsivi sulle decisioni da adottare.
Con questa proposta di modifica costituzionale, invece, cade il bisogno di contraddittorio (approva solo la Camera). Da ricordare che le lentezze della legge ordinaria sono sempre state superate agevolmente dai D.L. ed il governo, avendo la fiducia, poteva emanare rapidamente i Decreti Legislativi, atti con forza di legge. Con una sola camera si avrebbe un sistema legislativo univoco dove verrebbero rapidamente emanate norme sempre “per il bene dell’Italia” in considerazione degli interessi predominanti, o così detti strategici, che attualmente coincidono, ricordiamolo, con quelle delle multinazionali (si pensi al TTIP alla ratifica del CETA, ecc…);

Una considerazione personale sulla tanto decantata diminuzione del numero di parlamentari: con questo sistema i parlamentari eliminati saranno soltanto 215, dal momento che il Senato permane con 100 senatori. Se davvero si intendeva diminuire il numero di parlamentari, si sarebbe potuto agire tranquillamente diminuendone il numero in entrambe le Camere, per esempio dimezzandolo. In tal modo avremmo ottenuto una diminuzione di ben 467 parlamentari, senza contare portaborse e segretari vari. Ma allora, viene da chiedersi seriamente se la tanto invocata diminuzione per risparmiare su stipendi non sia soltanto l’ennesimo raggiro per sottrarci invece ulteriore sovranità.
Ma andiamo avanti.


Per quanto riguarda la democrazia diretta ecco le altre proposte di modifica: 
  • i referendum che riusciranno a raccogliere più di 800.000 firme avranno bisogno di un quorum più basso per avere un esito valido (basterà il 50%+1 del numero dei votanti alle ultime elezioni politiche); 
  • viene alzato il numero delle firme necessarie per la presentazione di un disegno di legge di iniziativa popolare (che passano da 50.000 a 150.000); 


Ciò che accade in realtà: la fine del suffragio universale.
Il suffragio universale è il principio secondo tutti i cittadini italiani maggiorenni, senza alcuna differenza di sesso, cultura, etnia ed estrazione sociale, grado di istruzione, possono esercitare il diritto di voto e partecipare ad elezioni politiche, e alle consultazioni pubbliche. I cittadini, nei moderni Stati democratici, determinano il sistema politico e col suffragio universale viene eletto l'organo legislativo di uno Stato. Come già detto prima l’esperienza immediata l’abbiamo avuta con gli enti di II° livello, sulla cui costituzionalità ho più di un dubbio.

Meglio di me, che sono soltanto un semplice cittadino, si è espresso certamente il professor Alessandro Pace, costituzionalista, il quale con riferimento a questo Referendum ha dichiarato:
"Questa riforma costituzionale è eversiva della nostra Costituzione, perché viola consapevolmente una sentenza della Corte Costituzionale che afferma che la rappresentatività era stata sottomessa al principio della governabilità, la sentenza della Corte Costituzionale n. 1 del 2014 ha dichiarato l’incostituzionalità del Porcellum, che è la legge elettorale sulla quale la 17a legislatura è stata eletta”.
L’attuale Parlamento, quindi, sarebbe stato eletto nel 2013 con un sistema elettorale contenente criteri dichiarati incostituzionali nel 2014.
Consapevole di questo il governo, invece di correre ai ripari indicendo magari nuove elezioni, gioca all’attacco della Costituzione, promuovendo un referendum costituzionale per la modifica della Costituzione italiana già violata alle elezioni che hanno dato vita alla 17a legislatura.
Il referendum costituzionale è previsto e disciplinato quale garanzia della Costituzione (Titolo VI garanzie), studiato e previsto per opporsi ai tentativi di modifica alla Costituzione che non siano votati da 2/3 delle Camere. Quindi, il fatto stesso che questo referendum sia stato promosso dal governo e non dalle Camere, appare più come un espediente di governo, un tentativo di modificare la Costituzione per stravolgerla.



Conclusioni
Il mio augurio quindi è che il NO prevalga e le Camere, in ossequio alla sentenza della Corte Costituzionale, vengano sciolte andando a nuove elezioni con un sistema elettorale che rispetti, finalmente, i principi costituzionali rappresentativi ed il suffragio universale.
Ricordiamo che già una volta si tentò “l’assalto alla diligenza”, mi riferisco al referendum del 2006 che respinse, tra le tante altre proposte di modifica all’attuale Costituzione, il “premierato” promosso dall’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.


Respingere questa riforma significa far vincere la Costituzione

domenica 16 ottobre 2016

Giornali e Tv: sempre più spazzatura, sempre meno informazione. La mia ultima esperienza.

Dicono che internet sia un ricettacolo di menzogne e falsità e che è l'informazione ufficiale l'unica che valga la pena di seguire. Personalmente è ormai da anni che so di questa ennesima bufala che purtroppo è ancora creduta da tanti boccaloni. 
Sul web c'è spazio per tutto, anche per la verità, cosa che non esiste nell'informazione propinata da stampa e tv. Sempre meglio quindi delle testate giornalistiche che prendono i soldini dal padrone di turno (stato, partiti, ecc...) e che MAI E POI MAI morderanno la mano che gli da da mangiare, e ci mancherebbe, scrivendo ciò che realmente accade in questa espressione geografica chiamata Italia. Giornali e Televisioni sono succubi in toto del potere ed hanno un solo scopo: compiacere chi gli elargisce il sempre più misero stipendio.
Io non leggo i giornali perchè da sempre li reputo falsi e tendenziosi, cartastraccia che non vale neppure il prezzo di copertina (sempre in aumento). Con le loro "Linee editoriali" eredi del regime fascista (vedi le veline di mussoliniana memoria), sono da sempre pronti a genuflettersi a chi gli da mangiare, lo hanno fatto da che mondo è mondo, oggi più che mai. 
Tali comportamenti sfacciatamente servili dell'informazione ufficiale, rende una nuova interpretazione del concetto di "cane da guardia" dell'informazione", che a mio avviso, va oggi intesa quale cane a guardia del potere, cioè un informazione ufficiale pronta ad azzannare chi non è allineato col pensiero del padrone, arrivando addirittura all'autocensura e all'autoepurazione pur di mantenere la propria servile fedeltà al potere. Esattamente come un cane è fedele al proprio padrone. Sinceramente cerco sempre un motivo per ricredermi dal momento che sono, mio malgrado, un inguaribile ottimista; ma dopo questo articolo ho un ulteriore motivo in più per non farlo!

Ecco ad esempio l'ultimo articolo che leggo sulla solita disinformazione sempre tesa a compiacere i nostri padroni:http://comedonchisciotte.org/non-male-primo-quotidiano-italiano-cosa-ne-pensate/
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